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Il comune di Pianezza appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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Pieve di San Pietro (Sec. XI)

Nome Descrizione
Indirizzo Via Maria Bricca
Apertura Apertura su richiesta; prenotazioni presso
l'ufficio URP 011/9670211
Informazioni L’origine della Pieve di San Pietro risale all’epoca medievale, anche se il sito è ricco di reperti romani. La costruzione è quasi a strapiombo sulla Dora, lungo la cui riva destra correva una delle più importanti vie romane, la strada delle Gallie, la via Francigena, che partiva dalla Porta Segusina di Torino e, costeggiando la Dora, si spingeva sino ai valichi alpini. Ci sono correlazioni fra pievi e fundi latini a carattere agricolo, si trovano indizi anche nella Pieve di San Pietro: a parte il nome degli “Aebutii” impresso su un mattone – e tale potente famiglia possedeva fundi nella zona – a quanto pare la grande pietra che fa da soglia del presbiterio era elemento di un torchio in uso nel I secolo d.C. Il sito avrebbe potuto ospitare un edificio religioso: è stato rilevato come per lo più le pievi del triangolo Asti – Torino – Casale, sorgono su più antichi siti di templi o edicole pagane. Quindi, nel nostro caso, si possono ipotizzare con fondati motivi una continuità di insediamento e una lunga continuità di culto religioso, se si tiene conto che ad un edificio paleocristiano di epoca ravennate (VI secolo circa) si ascrive il frammento di pluteo riutilizzato nella nostra Pieve. Si potrebbe rimandare a strutture di epoca longobarda (VI – VIII secolo) il fatto che la misura base usata nell’edificio è il piede “liprando” (da Liutprando, re longobardo) e che l’intitolazione a San Pietro parrebbe solita nei luoghi conquistati al cattolicesimo, contro la fede dei Longobardi
Pubblicazioni L'Antica Pieve di Pianezza - Ricerche storico - artistiche - Eugenio Olivero - Torino: Fratelli Bocca, 1992
Luci d'Arte a Pianezza - La Pieve di San Pietro - Francesco De Caria, Donatella Taverna - Pianezza: [s.n.], 1994
La Pieve di San Pietro - Scoprire Pianezza - G. Adorno... [et al.] - [S.l.: s.n.], Stampa 2003 (Alpignano : Tip. FB), A. Maria Marcoccio (dopo G. Adorno)
Al X secolo, più precisamente al 985, risale il primo documento in cui si parla di Pianezza, e nel quale si cita un monastero “Sancti Petri qui dicitur vetere”; qui è stata individuata la nostra Pieve in dipendenza del monastero di Breme.
Al periodo in cui i Savoia dispongono del castello di Pianezza, risale la facciata romanica, a capanna, ripartita da quattro lesene, adorna di archetti in cotto sotto il profilo del tetto, ma anche l’apertura cruciforme, l’arco in mattoni che sovrasta il portale è di fattura elegante e, nella forma falcata, coerente con l’architettura romanica. All’epoca rimanda anche il gioco policromo delle fasce di pietra e di mattoni; c’è una certa regolarità: tre corsi di mattoni e uno di pietra, ma, essendo le pietre di differente altezza, si ha nell’insieme, a prima vista, l’impressione di una certa asimmetria. Anche le striature incise sui mattoni sarebbero proprie dell’epoca. Potrebbe risalire ad un edificio preesistente, invece, la lastra di pietra che fa da soglia. Per la data di costruzione si ipotizza la seconda metà del XII secolo.
La facciata è rivolta a Ovest: l’intera costruzione è orientata Est-Ovest, tutt’altro che casuale, dal momento che tale orientamento hanno quasi tutte le chiese romaniche d’area lombarda, coincidendo significativamente la parte absidale, dove si conserva l’Altissimo e dove è situato l’Altare Maggiore, con l’Oriente.
Riguardo l’interno, si ipotizza che la navata centrale terminasse con un’abside semicircolare sormontata da un catino. Il tetto a capriate sarebbe stato a vista, dal momento che la soffittatura lignea risalirebbe a molti secoli dopo. Le dimensioni della navata centrale hanno precisi rapporti: lunga 13 metri e larga la metà e la larghezza corrisponde all’altezza delle pareti. Gli archi laterali sono alquanto irregolari e asimmetrici e si pensa siano stati aperti in epoca gotica quando furono aggiunte le navarelle laterali. Molto probabilmente la chiesa non era pavimentata ma in terra battuta, ed era circondata da un cimitero come tutte le Pievi.
Allo stile gotico risale la ristrutturazione: l’abside semicircolare della navata centrale viene sostituita con quella odierna a pianta quadrata.
L’esterno della facciata Est ha la sua parte più significativa nel settore centrale, ornato in alto da archetti trilobati in cotto sottostanti a fasci di modanature, motivo comunissimo nel gotico piemontese fra Tre e Quattrocento; compaiono tracce di finestre e aperture circolari, poi chiuse per far posto agli affreschi delle navate laterali. Le navatelle laterali, o aggiunte, o rimaneggiate nella ristrutturazione, erano coperta da volta a crociera, con costoloni in pietra a sezione ovale. La cappella di San Biagio è preceduta da un ingresso con volta a botte, leggermente ovalizzata, decorata con motivi vegetali e geometrici effettuati con la tecnica della mascherina; all’esterno restano tracce di un affresco di cui è ben visibile la didascalia “Sancti Blaxii”; i costoloni della cappella poggiano su protomi maschili in marmo bianco.
Gotica è la facciata occidentale della navata Nord, sulla quale spicca l’occhio in marmo bianco a palmette circondate da cornici in cotto concentriche, e ornata coma la parete Nord, con motivi ad archetto, lungo il bordo del tetto. Oltre la cappella di San Biagio si apre una porta archiacuata, la quale serviva da portale principale in epoca gotica; sulla sinistra vi era un’acquasantiera, di cui resta solo la base circolare con foro per la dispersione in terra consacrata dell’acqua santa. Tale porticina, in realtà introduce ad un rialzo dal quale a sinistra si scende nella cappella e, proseguendo, doveva dar adito ad una scala che conduceva probabilmente ad una cantoria disposta al di sopra del portale Ovest, il passaggio venne creato successivamente ad essa.
I dislivelli del terreno sono ben visibili all’interno. Il portale gotico Nord immette nella chiesa con vari gradini discendenti.
Della naverella Sud la parte più importante e suggestiva è la cappella Provana, affrescata con le storie di San Giovanni; la stratigrafia indica almeno due fasi decorative.
Nel 1510 vennero eseguite due vetrate rappresentanti “San Pietro” e “Sant’Antonio Abate”, oggi al Museo Civico di Torino.
I muri della chiesa sono interamente affrescate (oggi abbiamo solo qualche brano) da diverse mani e in diverse epoche, gli affreschi più pregevoli sono attribuiti a Giacomo Jacquerio e alla sua scuola, mentre la fronte dell’altare presenta una “Resurrezione” attribuita a Giovanni Canavesio.
Durante la primavera del 2002 l’amministrazione comunale fece eseguire i restauri degli affreschi dalla ditta Nicola di Amarengo
Nel 2015 sono stati ultimati gli interventi di ampliamento del giardino per aumentare lo spazio pubblico ed è stato creato un anfiteatro per migliorare le esibizioni di carattere teatrale, musicale e culturale in genere.

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