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Il comune di Pianezza appartiene a: Regione Piemonte - Città metropolitana di Torino

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Santuario di San Pancrazio

Nome Descrizione
Indirizzo Piazza San Pancrazio
Apertura Apertura su richiesta; prenotazioni presso
l'ufficio URP 011/9670211
Per il suo potere taumaturgico San Pancrazio, nell’antichità, era famoso in tutto il territorio sabaudo, al di qua e al di là delle Alpi.
Il 12 maggio del 1450 avvenne il “Miracolo Casella”: Antonio Casella, di Pianezza, falciando il fieno nel suo prato, inavvedutamente, con un colpo di falce, tagliò il piede a sua moglie che gli aveva portato il pranzo. In quel momento di grande paura, apparve loro San Pancrazio che li consolò e promise la guarigione, se in quello stesso luogo avrebbero eretto un pilone votivo in suo onore. I due coniugi fecero il voto e la gamba guarì subito. Tuttavia, forse per pigrizia, il pilone votivo non fu costruito, e il voto non fu mantenuto. Esattamente dopo un anno, nello stesso giorno, alla stessa ora, il piede della moglie si ristaccò di colpo. Disperato, Casella chiese aiuto al parroco, dunque, rifece il voto, e questa volta lo onorò. Come per miracolo, l'arto si riattaccò nuovamente e la moglie si salvò. Il contadino costruì immediatamente il pilone votivo e si fece dipingere con la moglie in atto di rendimento di grazie verso il Santo.
Diffusasi la notizia del miracolo, il pilone diventa luogo di culto popolare, con il crescere della devozione e con le elemosine elargite a favore del Santo la comunità pianezzese fece costruire una cappella campestre che racchiudesse il pilone. Ma l’arrivo di molti pellegrini e la necessità per gli stessi di poter trovare adeguata assistenza, suggerirono l’opportunità di creare un luogo di accoglienza e, soprattutto, di erigere un Santuario degno del Santo, la cui venerazione si diffuse sempre più. Il Santuario, fu eretto a cura del Marchese di Pianezza Giacinto Simiana, immediatamente dopo la guerra tra Madama Cristina e i cognati, il quale volle donare un convento agli Agostiniani di San Carlo di Torino forse in premio della loro fedeltà madamista, che continuarono la loro opera per quasi 150 anni. La costruzione, superati vari ostacoli, iniziò nel 1647. Dieci anni dopo il Marchese ottenne una reliquia del Santo la quale fu posta sotto l’altare. Simiana muore nel 1677 e fu seppellito nella cripta del Santuario.
Nel 1741 il Santuario divenne libero da ogni soggezione all’autorità civile e il 9 maggio 1886 i Padri Passionisti diedero inizio al loro ministero nel Santuario di San Pancrazio.
Con la prima guerra mondiale, molti Padri furono chiamati alle armi, così il Superiore di allora fece voto di costruire un nuovo Santuario se i suoi confratelli fossero tornati sani e salvi. Così fu e nel 1919 incominciarono i lavori con a capo l’architetto Lorenzo Basso, di Genova, il quale propose un progetto in stile neo-gotico. Si costruirono solo i portici, che fanno ala al Santuario e formano un quadrilatero di 50 metri di lato con 44 arcate gotiche, sorrette da colonne. L’architettura si avvicina molto ai chiostri rinascimentali delle varie certose, mentre la policromia dell’intera costruzione ricorda le ambientazioni genovesi. L’opera venne ultimata nel 1927. Oltre ai portici, si decise di rifare la cappella.
La nuova cappella, progetto dell’ingegnere Bartolomeo Gallo, ha pianta ottagonale, è a due piani, la cripta sotto il livello del piano del Santuario, che raccoglie gli ex voto (oltre 25 mila) testimonianze vive delle numerose guarigioni e prodigi del Santo, e la Cappella vera e propria, al piano del Santuario, dove è sistemato il venerato “pilone dei Casella”. Ha un’ardita struttura in cemento armato, con sedici metri di lato, i pilastri sorreggono, con un sistema di archi a sesto acuto, l’alto tamburo e la volta, coronata da un cupolino luminoso di finestre sormontato, dall’esterno, da una sottile guglia di rame e dalla croce.
Soltanto l’11 novembre 1948 iniziarono i lavori di demolizione del vecchio Santuario. Il progetto di quello nuovo fu realizzato dall’architetto Amedeo Bordini ed è in stile gotico toscaneggiante. Nel 1953 terminarono i lavori essenziali.
Il Santuario odierno è in stile neo-gotico: la navata, anche se spoglia di affreschi, è resa maestosa dai grandi pilastri neri che sorreggono la volta a vela. L’unico affresco è il “Redentore Glorioso” sulla volta dell’abside, portato a termine nel 1957 dal torinese Arduino.