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Sabato 11 Settembre 2010
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COMUNE DI PIANEZZA (TO)

Rss
sulla riva sinistra della Dora Riparia



Castello di Pianezza

Il perimetro del parco attuale di Villa Lascaris corrisponde a sud-ovest a quello dell'antico castello di Pianezza che, sorto per controllare la "strada di Francia", era rozzo e massiccio, ma nel tempo si trasformò e si ingentilì così come appare nei dipinti di Cignaroli e Bagetti.
Il castello contò numerosi proprietari, tra i quali i Provana, signori di Pianezza nel 1339, gli Acaja nel 1365, ancora i Provana e i Nomis fino al 1578 anno in cui Emanuele Filiberto duca di Savoia lo comperò per farne dono a Beatrice di Langosco.
Per via ereditaria passò poi ai Simiana che lo tennero dal 1641 al 1712 e lo trasformarono ampiamente, sull'esempio del castello di Torino divenuto Palazzo Madama.
Da una precisa planimetria datata 1712, si sa che sorgeva su tre piani dotati di sale, salotti, stanze, scaloni e terrazze.
A sostegno del terrapieno del giardino all'italiana fu alzato un doppio muro rinforzato da una volta a botte, dando origine alla lunga galleria ancora esistente e conosciuta come "Galleria di Maria Bricca".
La proprietà del castello passò poi ai Francavilla, ai Martinengo e nel 1785 ai Savoia, fino a che il governo francese nel 1799 lo dichiarò "bene nazionale" e lo vendette per farlo demolire. Il terreno e i pochi reperti rimasti furono infine acquistati da Agostino Lascaris nei primi anni dell'800.
Il castello di Pianezza entrò di diritto nella storia del ducato di Savoia quando, come tutto il Piemonte, cadde di nuovo sotto il dominio francese durante la guerra che si stava combattendo per la successione di Spagna (1700 - 1706).
Dopo l'episodio di Pietro Micca, il 31 agosto 1706 l'esercito imperiale giunse in vista della città e Vittorio Amedeo II, con il principe Eugenio, salì sulla collina di Superga per osservare la situazione e decidere le modalità dell'attacco alle truppe francesi.
Il 5 settembre fu intercettata lungo la Dora una colonna francese di mille muli che portavano agli assedianti armi, polveri e vettovaglie, scortati da quattrocento cavalieri agli ordini degli ufficiali De Nouelles e Rochebone.
Vittorio Amedeo inviò due corpi di cavalleria che, raggiunto il convoglio , lo attaccarono frontalmente. Il grosso del convoglio riuscì a riparare nel castello di Pianezza che nella stessa notte, grazie al contributo di Maria Bricca, cadde nelle mani di Vittorio Amedeo.
L'episodio, benché narrato da vari autori in diversi modi, non è leggenda ma un fatto storicamente accertato.
Maria Bricca giovane e gagliarda popolana di Pianezza dove era nata nel 1684, conosceva bene il castello, le gallerie ed i sotterranei.
La sua casa, che ancora esiste, era infatti situata nelle vicinanze del maniero, cosa che le permetteva, anche durante l'occupazione francese, di seguirne le vicende.
Vittorio Amedeo e il Principe Eugenio, informati che ella conosceva l'esistenza di un passaggio segreto per raggiungere il castello, decisero di tentarne la conquista sfruttando la collaborazione della giovane popolana. Inviarono il Principe di Anhalt con un numeroso gruppo di Granatieri di Brandeburgo ed altrettanti soldati piemontesi agli ordini di ufficiali ducali.
Passata la Dora attraverso il guado nei pressi della Pieve di san Pietro, percorsa la galleria oggi detta di Maria Bricca, salita la scala a chiocciola in pietra situata ancora oggi al termine del passaggio, essi irruppero nel salone in cui in quel momento fervevano le danze.
Tra urla, spari e svenimenti, tutti coloro che opposero resistenza furono passati per le armi. Il bottino fu notevole e numerosi i prigionieri francesi.
L'iconografia ufficiale, in particolare il quadro dipinto nel 1844 da Francesco Gonin, mostra Maria Bricca alla testa dei granatieri mentre, brandendo un'ascia, irrompe nel salone splendidamente illuminato.
Probabilmente il suo apporto si limitò alle semplici indicazioni sul percorso da seguire, tuttavia il suo contributo fu fondamentale.
Dopo quell'episodio Maria Bricca ritornò nella quotidianità della vita a Pianezza dove morì nel 1733 a 49 anni, e dove fu sepolta nell'attuale chiesa parrocchiale.
La caduta del castello di Pianezza ebbe una grande importanza strategica perché il mattino successivo, 6 settembre, l'Armata austro-piemontese prese alle spalle i nemici tra Borgo Vittoria e Madonna di Campagna e li travolse in modo irreparabile.
I Francesi in rotta fuggirono verso Pinerolo e di là in Francia.
Il 7 settembre 1706 Vittorio Amedeo II e il Principe Eugenio vittoriosi entrarono a Torino tra gli applausi della popolazione stremata, ma finalmente liberata dall'occupazione francese.



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